L’IMMAGINARIO: TEATRO DELLE NOSTRE EMOZIONI

Edoardo Austoni 
Ordinario di Urologia Università degli Studi di Milano Direttore Clinica Urologica Ospedale San Giuseppe Presidente Società Europea Chirurgia Genitale

Renzo Rocca e Giorgio Stendoro li ho conosciuti personalmente alcuni anni or sono attraverso la collaborazione, in équipe, per il trattamento di casi di disfunzione sessuale o di ricostruzione dell’organo genitale. Fin dal primo incontro sono stato colpito, oltre che dal rigore metodologico della loro scuola psicoterapeutica, soprattutto dalla precisa efficacia degli interventi clinici con la Procedura Immaginativa. A seguito di queste valutazioni empiriche, sono rimasto coinvolto dalla metodologia basata sull’Immaginario, che, nei casi trattati, è stata impiegata con successo nelle psicoterapie sessuali, nella preparazione e nel sostegno alla cura di pazienti candidati ad interventi demolitivi dell’apparato genitale maschile nonché nell’inquadramento psicologico differenziale per chi si rivolge all’andrologo, ad esempio, con la richiesta di modificare le dimensioni del proprio pene. Con interesse scientifico colgo l’occasione di presentare questa raccolta di articoli soprattutto in riferimento alle pubblicazioni sulla psicoterapia sessuale e a quelle che riguardano la chirurgia ricostruttiva. Se in andrologia le terapie farmacologiche dell’impotenza permettono oggi la veloce e completa remissione di sintomi così urgenti e mal tollerati dal paziente, si trova peraltro nella tecnica della Procedura Immaginativa un aiuto curativo fondamentale, al fine di stabilizzare i risultati nel tempo.

Come dimostrato nel capitolo 10 (paragrafo 1 e 2), ad esempio, il soggetto, attraverso queste metodiche, può risalire alla comprensione emozionale delle cause psicologiche della disfunzione. Oppure, come evidenziano i paragrafi 3 e 4 dello stesso articolo, può risvegliare, interagendovi attraverso l’Immaginario, sentimenti e contenuti affettivi che si rivelano mezzo di trasformazione e riorganizzazione del mondo interiore. All’attività teorico-clinica di Renzo Rocca e Giorgio Stendoro si riconosce il merito di aver sviluppato e aggiornato il metodo del Rêve-Eveillé, elaborato da Robert Desoille nella prima metà del secolo scorso, con una evoluzione naturale che è quella da oggi loro attuata. La procedura in questione offre lo strumento scientifico per affrontare psicologicamente realtà chirurgiche quanto mai delicate anche sotto l’aspetto dell’impatto psicologico quale, per esempio, l’intervento di ricostruzione del pene. Gli Autori avevano dimostrato, già più di dieci anni fa, come la Procedura Immaginativa sia in grado di elaborare il “nesso tra evento traumatico sul corpo e conseguenze psicologiche da questo derivate” permettendo una rielaborazione positiva del vissuto chirurgico. Gli Autori con questo libro mi hanno fatto conoscere ed apprezzare la ricchezza e le potenzialità di aiuto dell’Immaginario, approfondimenti operativi che rendono più leggibili le complesse tematiche andrologiche. In questa dimensione l’Immaginario non è solo materia di appassionata ricerca ma inesauribile, “antica” fonte di cura.

Mauro Mancia 
Docente di Neurofisiologia Facoltà di Medicina – Università degli Studi di Milano Membro Ordinario – Didatta della Società Psicoanalitica Italiana – SPI

Gli articoli raccolti in questo libro testimoniano l’evoluzione scientifica del Rêve-Eveillé, metodo psicoterapeutico che Robert Desoille (1890-1966) sviluppò a partire dagli Anni Venti fino alla sua morte, assieme ad un gruppo di allievi e di studiosi, psichiatri e psicologi.  In particolare Renzo Rocca e Giorgio Stendoro, psicoterapeuti e ricercatori italiani del gruppo internazionale che si riferisce a Desoille (G.I.R.E.P. di Parigi) hanno approfondito, negli ultimi trenta anni, i concetti cardine della terapia con il Rêve-Eveillé, ridefinendolo Procedura Immaginativa. L’interesse per la Procedura Immaginativa, dal punto di vista neurofisiologico, nasce in virtù dello stato intermedio tra sonno e veglia, che essa rappresenta, come rilevato negli studi di Mario Barros-Ferreira presentati alla Facoltà di Medicina di Liegi nel 1974 e da quelli di Mario Berta e coll. del Departamento de Farmacologia y Terapeutica di Montevideo, dello stesso anno. Queste ricerche evidenziarono che lo stato mentale in cui si svolge il Rêve-Eveillé è uno stato particolare, differente dal sonno e dal sogno notturno, diverso dall’ipnosi ma anche dal pensiero intellettuale della veglia. L’aspetto che più colpisce di quegli studi è il riscontro che ha un potere organizzatore del sonno e, conseguentemente, sulla fase R.E.M.

Le neuroscienze evidenziano il collegamento tra neurofisiologia e psicologia del sogno come hanno dimostrato, ad esempio, gli studi di Foulkes (1985) sulla memoria, il quale spiegò, grazie al concetto di intelligenza rappresentazionale, la possibilità di sognare mentre si dorme, attingendo al materiale accumulato nella memoria durante la veglia. In questo senso, ritengo di interesse scientifico la concezione di Immaginario sviluppata da Rocca e Stendoro, sulla base di concetti già enunciati dalla scuola di Desoille: cioè di un aspetto cognitivo delle mente umana, che si arricchisce fisiologicamente secondo un immagazzinamento organizzato nel corso della vita psichica del soggetto. Si evince da molti degli articoli qui pubblicati, il rapporto tra Conscio, Immaginario ed Inconscio. Il mio interesse di studioso del fenomeno onirico e di psicoanalista, si rivolge a questo libro e ai due che lo hanno preceduto, degli stessi autori, (“La Procedura Immaginativa”, Masson, Milano 1993; “Una Psicosi Sconfitta”, CLUEB, Bologna 1997) ponendo l’attenzione soprattutto sulla Procedura Immaginativa come possibile canale di ampliamento e approfondimento del sogno notturno, per la possibilità di stimolazione mirata di determinate aree psichiche. In altre parole come strada per raggiungere l’inconscio e per permettere a quest’ultimo di far affiorare nonché elaborare i suoi contenuti.

E’ suggestivo che lo stato neurofisiologico sopra descritto, ottenuto anche grazie al rilassamento, permetta alla mente di trovarsi in una condizione così peculiare che l’ “immagine iniziale” proposta dal terapeuta possa stimolare l’associazione selettiva di immagini, collegate tra loro ed espresse secondo un linguaggio simbolico rappresentativo. Bion parla dell’esperienza emotiva del sogno notturno che, traducendosi in elementi alfa di pensiero, può divenire cosciente. La trasformazione delle impressioni sensoriali, in pensiero simile alle immagini visive, è una esperienza emozionale che la mente deve fare per poter costruire sé stessa (Bion, 1962). In questi concetti egli parla della capacità elaborativa e trasformativa del sogno notturno cioè della continuazione, ad un altro livello, delle esperienze che avvengono durante la veglia. Qualcosa di  analogo avviene nella Procedura Immaginativa o Rêve-Eveillè: Desoille definì a suo tempo, il fattore terapeutico in base al movimento spaziale (verticale e orizzontale) nello scenario immaginativo ovvero nel simbolico spostarsi del paziente tra il suo conscio ed il suo inconscio, tra il simbolo del tempo futuro e quello del passato in un linguaggio basto sugli archetipi e sul concetto di differenti livelli di coscienza (Desoille, 1945-1960). Operazione psichica che è stata meglio definita da Rocca e Stendoro come penetrazione nella consapevolezza da parte di elementi inconsci e loro assimilazione (Processo Egoico dell’Io), grazie al fatto che il soggetto si “lascia andare” a vivere, come concreta e reale, la scena immaginativa. Così come l’attività onirica è un esperienza, geneticamente determinata, necessaria al metabolismo mentale in quanto permette il realizzarsi della “conoscenza” con conseguente “crescita” della psiche (Bion, 1962), Rocca e Stendoro, nel 42° capitolo del presente testo, descrivono la potenzialità curativa della Procedura Immaginativa come espressione della consapevolezza (emozionale) che il soggetto sviluppa.

Se pensiamo al sogno notturno come ad un linguaggio dotato di una sua “poetica” (Meltzer, 1984), che permette di trasformare un’esperienza emotiva nella rappresentazione di uno stato della mente, e come tale essere strumento di conoscenza, ecco che il linguaggio per immagini attivabile con la metodologia di Rocca e Stendoro, così come con il sogno notturno, contiene la proprietà di far emergere e rielaborare le pulsioni, la dinamica tra gli oggetti interni e la loro relazione con il Sé da cui scaturisce il comportamento del soggetto, la conoscenza e lo sviluppo della mente, l’identificazione proiettiva con il terapeuta, la confusione tra l’Io e l’oggetto, la simbolizzazione, la possibilità di percepire un significato che trascende gli oggetti della realtà.

Egle Muti 
Psicoterapeuta Professore Associato di Chirurgia Plastica Università degli Studi di Torino

Questo libro, il quarto pubblicato, in italiano, da Renzo Rocca e Giorgio Stendoro, è una raccolta di seminari ed articoli che testimoniano l’evoluzione del pensiero dei Maestri nel corso degli ultimi venti anni, e che significativamente inizia con un commosso omaggio alla personalità di Robert Desoille, che negli Anni Venti dette l’avvio ad una originale Scuola psicoterapeutica che ha saputo interessare medici, psicologi e psichiatri come Paul Sivadon, psicoanalisti quali Charles Baudouin, Françoise Dolto, Juliette Favez-Boutonnier, filosofi come Gaston Bachelard. Da essa i Capiscuola dell’ “Istituto Rocca Stendoro” hanno tratto ispirazione per portare avanti un innovativo e rigoroso percorso di ricerca in continua evoluzione che ha offerto la possibilità di spaziare nelle varie problematiche psicologiche e psichiatriche. Gli studi scientifici intrapresi hanno modificato e arricchito l’originalità del pensiero desoilliano pur mantenendo un profondo legame e valorizzando l’idea originaria.

Nell’evoluzione dai due momenti terapeutici (Rêve-Eveillé e Face-à-face) si è passati alla teoria cardine dei tre momenti circolari (Procedura Immaginativa, Analisi dell’Immaginario e Analisi della Realtà) incentrati sulla creazione di una Relazione di Valori Funzionali tra terapeuta e paziente che considera l’Immaginario umano come una incommensurabile fonte di esperienze, ricordi e quindi potenzialità riparative dei vissuti traumatici personali. Gli Autori hanno utilizzato l’analisi del profondo, la psicoterapia e la terapia consiliare per affrontare le problematiche più varie: dai disturbi sessuali alla pedofilia, dall’anoressia alla depressione, dalla balbuzie all’incesto, dalle malattie psicosomatiche al sostegno nella rieducazione fisiatrica, fino alla terapia della psicosi. Tra gli argomenti trattati troviamo anche importanti considerazioni sulla sofferenza psicologica legata alle malattie fisiche, di competenza sia medica che chirurgica ed in particolare a quelle che richiedono terapie estremamente aggressive sul corpo. Le ricerche che abbiamo condotto, assieme al Prof. Aldo Maria Fontana, nel corso della collaborazione professionale con l’Istituto di Psicologia Clinica Rocca-Stendoro, si sono orientati con efficacia verso le patologie suscettibili di un trattamento di tipo chirurgico, fonte di traumi profondi, soprattutto quando sono stati demoliti organi investiti di grande significato simbolico come, per esempio nella donna , l’utero e la mammella.

Il trattamento psicoterapeutico con la Procedura Immaginativa ha contribuito con evidenza scientifica a raggiungere il risultato ottimale del lavoro chirurgico ricostruttivo poiché i pazienti che vivono queste esperienze subiscono sempre, anche se in misura diversa, uno sconvolgimento del proprio schema corporeo che può portare alla superficie paure inconsce riguardanti, ad esempio, l’identità sessuale, fino ad aggredire le rappresentazioni dell’Io simbolico. Negli articoli di Rocca e Stendoro che riportano queste esperienze (capp. 9 e 10) si evidenzia come il medico sia per il paziente una figura di riferimento importante anche dal punto di vista del sostegno psicologico; il rapporto medico-paziente non deve prescindere da una relazione empatica tra soggetto-paziente e soggetto-medico, affermano gli Autori, in una relazione di valori, autentica, in cui chi cura si pone come interlocutore capace di contenere l’angoscia di una persona che sta vivendo una forte regressione. Un profondo rispetto per il malato nella sua dignità di essere umano sofferente, una buona conoscenza di sé stessi e l’impegno di essere accanto al paziente con un ruolo di sostegno emotivo sono un bagaglio interiore indispensabile al medico per poter esercitare un ruolo curativo globale sul soma e sulla psiche. Possiamo constatare come il medico, nelle sue differenti specialità, sia investito di un ruolo terapeutico non solo per quanto riguarda la patologia organica, ma anche per il sostegno psicologico eventualmente supportato dallo psicoterapeuta, nei casi più gravi, per aiutare ad elaborare la sofferenza e a ricostituire uno schema corporeo integro.

Ogni figura terapeutica, qualsiasi sia la propria competenza, dovrebbe avere costantemente la consapevolezza del ruolo di aiuto globale che, seppur implicitamente, gli viene sempre richiesto dal paziente, e, proprio per questo, essere preparato anche dal punto di vista psicologico. E’ una guida, questa raccolta di articoli, in cui si inserisce l’esperienza di figure mediche di varie branche specialistiche, che fino a pochi anni fa, non si interessavano a tali aspetti, se non condotti da una naturale empatia nei confronti dei malati e da una personale sensibilità. Anche sotto questo particolare aspetto Renzo Rocca e Giorgio Stendoro ci permettono di intravedere,  in un futuro sempre più vicino, un modo profondo e completo di aiutare non più corpi malati ma esseri umani sofferenti, a ritrovare benessere e serenità.

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